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27.11.2009
La famiglia come luogo dove il vino trova la sua prima dimensione di prodotto che nasce da cultura e tradizione, evitando di mettere tutto nello stesso calderone quando si parla di alcol e abuso, in cui il vino ha un ruolo molto marginale.

Il giusto approccio al nettare di bacco deve ripartire dalla famiglia e dalla spontaneità, per godere del piacere senza l'abuso. lo dicono Beppe Fiorello, Fabio Carlesi e Corrado Barberis nel talk show "Il vino ieri, oggi e domani: la parola ai giovani" del progetto "Vino e Giovani" del Ministero delle politiche agricole ed Enoteca Italiana.

Ecco il messaggio che arriva dal talk show "Il vino ieri, oggi e domani: la parola ai giovani", all'Università di Padova, nella due giorni di Vino e Giovani in Veneto.

La famiglia come luogo dove il vino trova la sua prima dimensione di prodotto che nasce da cultura e tradizione, evitando di mettere tutto nello stesso calderone quando si parla di alcol e abuso, in cui il vino ha un ruolo molto marginale. Ecco il messaggio che arriva dal talk show "Il vino ieri, oggi e domani: la parola ai giovani", oggi all'Università di Padova, nella due giorni di Vino e Giovani in Veneto, il progetto del Ministero delle Politiche Agricole e di Enoteca Italiana. Sul palco, moderati dal vicedirettore del Tg1, Susanna Petruni, anche l'attore Beppe Fiorello, che ha letto poesie dedicate al vino del poeta persiano Omar Khayyan, di Pablo Neruda e di Charles Baudelaire, e ha parlato con i giovani presenti, destinatari e attori del progetto, di quello che rappresenta il vino. "Sono qui per imparare come spiegare ai miei figli cosa è il vino - ha detto Fiorello - e anche se sono piccoli gioco a fargli sentire il profumo del vino, e vedo nei loro occhi cha capiscono che la famiglia si riunisce, e sta insieme. È da qui che deve partire l'educazione corretta dei giovani al vino, che rischia di finire nello stesso calderone dei super alcolici, quando si parla di abuso di alcol, e invece è una cosa completamente diversa".
Concetto ribadito anche da Fabio Carlesi, direttore generale di Enoteca Italiana: "il messaggio che cerchiamo di trasmettere con questo progetto, è che il vino è tradizione enogastronomica e culturale, profondamente legata ai territori del vino italiano. Il nostro obiettivo è avvicinare il vino ai giovani nel modo corretto, che è quello del piacere unito alla conoscenza e alla consapevolezza, ovvero l'esatto contrario dell'abuso".
"Bere vino è "il bere" per eccellenza - ha detto il professor Corrado Barberis, presidente dell'Istituto Nazionale di Sociologia Rurale - ma bisogna ritrovare un po' di spontaneità del vino, che negli ultimi 150 anni è stata un po' oscurata dalle scuole di enologia. Anche se è fondamentale, prima di tutto, ricordare che il vino non è una droga. Ci aveva già pensato il poeta greco Omero a dirlo: se bevuto nella maniera e nella quantità corretta, non solo non fa male, ma fa addirittura bene".
Parole condivise dai giovani, consumatori di oggi e di domani, che si sono emozionati per i versi dedicati al vino di Khayyan, che scriveva "c'è un attimo solo fra sobrietà e ubriachezza per cui tutto darei. È quello la vita!", sottolineando l'importanza godere del vino senza superare il limite della giusta misura. O per le parole di Neruda, nella sua "Ode al vino", che non è "mai presente in una coppa sola", mettendo in evidenza l'importanza sociale e di aggregazione fra le persone del vino.

Siena, 27 novembre 2009


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